LETTERA APERTA AL PAPA
Santità,
spero con tutto il cuore che Lei possa leggere questa lettera.
Mio marito ed io, con i nostri tre figli, rappresentiamo la famiglia che tanto Le è cara: cattolici praticanti e seguaci convinti del messaggio evangelico di Gesù. Consideriamo i nostri figli un grande dono di Dio, però le Sue parole ci hanno rattristato: il nostro terzo figlio omosessuale, secondo Lei, “dà una nuova connotazione alla nostra famiglia.” Per fortuna aggiunge che “questi principi non sono verità di fede”.
Ritengo che mio figlio omosessuale sicuramente è “uomo creato ad immagine di Dio, chiamato a crescere per edificare un mondo nuovo”. Immagino che dall’alto del Suo trono non possa capire cosa significhi essere omosessuale. Perché non lo chiede a noi genitori che viviamo insieme ai nostri figli il dramma della diversità così come la società ci impone di viverlo? Si è mai chiesto come vivono questi ragazzi e le loro famiglie? Con mio marito abbiamo fatto un grande lavoro interiore per abbattere tutti i pregiudizi e i preconcetti che ci impedivano di amare, educare e guidare serenamente questo nostro figlio che la società rifiuta.